• valeria fregoni

Omofobia interiorizzata: quando l’orientamento omosessuale fa sentire sbagliati


“Ho tantissimi amici gay!”

“ Oh, io li adoro!”

In molti avremmo sentito o pronunciato questo tipo di frasi, apparentemente del tutto innocue e dal sapore “liberale” ma che in realtà palesano quanto ancora la nostra sia una società permeata da eterossessismo.

Un eterossessismo che viene appreso ed acquisito fin dalla nascita.

E’infatti fin dalle prime fasi di vita e dunque ancor prima della scoperta della propria identità sessuale che ha luogo l’acquisizione, mutuata dall’ambiente circostante ed interiorizzata , delle convinzioni di base riguardo al sesso, ai ruoli di genere e all’omosessualità.

Allevare ed educare un bambino significa quasi sempre allevare quello che sarà nella prospettiva dei responsabili della sua formazione di base – genitori, parenti, scuola-

un adulto eterosessuale.

Molto prima di avere una reale comprensione di cosa significhi essere omosessuale, i bambini hanno ricevuto un set d’informazioni eterosessiste che vengono codificate nella convinzione che essere gay o lesbica sia qualcosa di assolutamente sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere comune(Antonella Montano 2010).

Questi atteggiamenti, pregiudizi e opinioni discriminatorie su gli omosessuali, a volte casuali ma comunque denigratori, basati su falsi stereotipi, usate in modo non del tutto consapevole o per scherzo, sono in grado di fissarsi nella mente di un bambino/adolescente come convinzioni di base, in una fase di crescita in cui l’individuo ricerca l’integrazione in un mondo regolato da molteplici dettami a cui conformarsi.

L’omofobia e il pregiudizio anti gay ostacolano e mettono in pericolo la formazione di un adolescente sano capace di costruirsi un’identità affermativa adulta.

In una società fortemente eterosissista è difficile riconoscere e sviluppare un positivo orientamento sessuale e poterlo svelare normalmente agli altri.

I gay e le lesbiche provano molto spesso sentimenti negativi verso loro stessi, una volta entrati in contatto con il loro essere omosessuale.

Questo perché hanno interiorizzato che l’eterosessualità equivale alla normalità e dunque il loro orientamento sessuale diverso dalla norma li pone nella condizione di sentirsi “sbagliati”.

L’omofobia interiorizzata nelle persone gay e lesbiche produce alcuni problemi specifici come:

  • elevata percezione dello stigma sociale

  • non riuscire a fare coming out

  • credenza che l’omosessualità sia sbagliata, da rinnegare e nascondere

  • non accettazione della propria omosessualità perché causa di ansia, angoscia e tensione interiore, colpa e vergogna

  • non accettazione della propria sessualità che può portare a gravi disturbi sessuali;

  • aumento della propria autoesclusione sociale

  • aumento di depressione e ansia

  • aumento di abuso di stupefacenti e alcol

Ovviamente possono avere influenza anche le variabili psicologiche personali come la vulnerabilità ai condizionamenti familiari e ambientali e le strategie individuali messe in atto.

La psicoterapia può essere di grande aiuto per superare l’omofobia interiorizzata e sarà importante in primis lavorare su tutte quelle credenze e stereotipi acquisiti che impediscono di vivere il proprio orientamento sessuale in modo sereno, raggiungendo la piena consapevolezza che l’omosessualità non è un fatto deprecabile o straordinario, ma solo uno dei modi di essere di una persona. L’orientamento sessuale infatti altro non è che una parte della nostra personalità che in alcun modo pregiudica il valore personale.

Tratto da un mio articolo pubblicato sulla rivista State of Mind



0 commenti